martedì 16 giugno 2009

I GRANDI CAMBIAMENTI INIZIANO DALLA STRADA



Invito liberale

Prendendo spunto dalla manifestazione tenuta oggi dai liberali di Genova, che in modo gogliardico, hanno voluto celebrare i funerali della giunta comunale, vi invito a leggere questo pensiero

Siete mai scesi in strada per dimostrare le vostre idee, per manifestare un nuovo modo di pensare, o la voglia di cambiare? Se lo avete fatto, probabilmente, non siete né i primi né sarete gli ultimi, ma oggi come oggi siete tra i pochi.

La strada, fin dai tempi della rivoluzione francese, è stata testimone di tutti i grandi cambiamenti storici, di tutti i moti di innovazione e di libertà.

Pensate a Tien An Men. L'ideale di libertà di milioni di giovani cinesi è rimasto impresso in una sola immagine: un ragazzo che tenta di bloccare la strada ai carriarmati.

La primavera di Praga, le grandi manifestazioni del '68. Anche riferendoci al passato, la strada è sempre stato un luogo di riunione e di espressione delle proprie idee, un luogo raggiungibile da tutti e chiuso a nessuno, un luogo dove anche un piccolo ideale può diventare espressione di massa e moto di cambiamento. Basta avere il coraggio di portare in strada le proprie idee, una cosa rara di questi tempi, proprio per i liberali.

Ma se volete dichiarare il vostro "spirito libero" non basta una pagina di giornale, un sito Internet o una riunione al circolo. Lo spirito di libertà si vede solo quando coinvolge tutti senza distinzione di età e di cultura, quando non si cela dietro maschere, o rimane chiuso nelle stanze più scure della propria casa.

Per cambiare bisogna avere la faccia tosta di esporsi in prima persona. E' un rischio, ma se un'idea si può sempre criticare, non si può certo criticare chi ha il coraggio di portarla sotto gli occhi di tutti.

Qualche mese fa, al termine del famoso congresso nazionale del PLI, qualcuno ha auspicato la vera rivoluzione liberale. Ad oggi non è nemmeno cominciata, i liberali sono in letargo e le ultime elezioni, hanno evidenziato l'avanzata del voto alternativo, il voto di protesta, a favore di Lega ed IDV.

Prendendo ad esempio la manifestazione simbolica odierna, di questi giovani, prendiamo in seria considerazione la volontà di cambiare. Ma il cambiamento non deve avvenire solo nella figura di chi ci rappresenta, ma nello spirito dell'azione politica che intendiamo svolgere.
Ci vuole coraggio, il coraggio di cambiare!!!

lunedì 8 giugno 2009

FORTI VENTI DA DESTRA SULL'EUROPA


Ma i liberali avanzano

Conclusa la tornata elettorale europea che ha coinvolto ben 27 paesi ad esprimere una preferenza, si comincia a delineare l’assetto dell’Europa.
La Sinistra perde in tutta Europa, avanzano invece gli euroscettici. A dimostrazione che l’UE non ha una politica comune, un potere decisionale omogeneo, ne soprattutto ancora una identità.
A conferma di ciò la scarsa affluenza ai seggi, indice di poco interesse per queste elezioni, ma che però favorisce i partiti nazionalisti ed antieuropei, stufi del buonismo degli euroburocrati e del relativismo etico, spaventati dalla crisi internazionale o ancor più dall’ingresso della Turchia, in prevalenza mussulmana, che garantirebbe una porta aperta sul continente europeo al fondamentalismo di matrice islamica.
Le urne quindi confermano il vento che spira da destra su tutta l’Europa. Dall’Olanda alla Gran Bretagna, dalla Francia al Belgio, dall’Ungheria alla Bulgaria e alla Repubblica Ceca ed ancora alla Spagna. La sola eccezione viene dalla Grecia, fanalino di coda dell’Ue e paese con la maggior percentuale di analfabetismo e tra gli ultimi per il tasso di disoccupazione.
Per quanto riguarda i partiti il Ppe si conferma il partito più votato in continente, e in questo gruppo andrà a contendersi la rappresentatività più folta il Pdl di Berlusconi, che nonostante una leggera inflessione, ha ottenuto un ottimo risultato in territorio italiano. Sintomo, questo, che agli italiani non interessano affatto le vicende personali del premier. Più in generale, bisogna dire che la realtà è ben diversa da come vogliono farla apparire gli organi di stampa europei. Per il Pdl sarà fondamentale battere i tedeschi della Cdu della Merkel, per essere il primo gruppo del PPE. Se quella italiana sarà la pattuglia più forte, per l’Italia sarà un duro colpo inferto agli equilibri di potere dell’UE, che dovranno necessariamente essere rivisti.
Il parlamento europeo sarà consegnato a popolari e conservatori , mai così forti prima d’ora. E i Liberali?
I liberali avanzano, si confermano terza forza in Europa, pur avendo un’anomalia tutta italiana nel loro interno. Infatti è più giusto dire che in Italia Di Pietro avanza. E’ lui che andrà a conquistare seggi liberali nell’Eldr. Mentre i veri liberali sono sparsi un po’ qua e la nel panorama elettorale italiano.
Un partito, guidato da un socialista, che sfrutta l’immagine liberale, soprattutto nel nome, entra nei popolari europei. Un giustizialista che si colloca a sinistra, provenendo da destra, entra in Europa nel gruppo liberale. Questa è la politica italiana.

mercoledì 3 giugno 2009

ANALISI DI UN VOTO D'INTERESSE


L'importanza delle europee

Sono 50.664.596 gli italiani chiamati alle urne, sabato 6 e domenica 7 giugno, per il rinnovo dei posti spettanti all’Italia nel Parlamento Europeo. In totale sono 72 Eurodeputati che andranno a rappresentarci, eletti in 5 circoscrizioni territoriali. Potranno andare a Strasburgo solo i rappresentanti dei partiti che avranno superato la soglia del 4 per cento dei voti.
Considerando che andranno a comporre il nuovo Parlamento in Europa, che si compone di ben 736 parlamentari, si può già considerare, la “consistenza ed il peso” del ruolo dell’Italia. Bisogna però sottolineare che sono interessati a tali elezioni ben 27 paesi.
Siamo ormai in dirittura d’arrivo, la campagna elettorale, nelle ultime settimane si è infuocata come non mai. Ma converrete con me sull’idea che agli italiani e soprattutto alla classe politica nostrana non importa un tubo dell’Europa? Chi si recherà il prossimo week end alle urne, voterà solo pro o contro Berlusconi. Si accusa, infatti, lo schieramento di centrodestra di avere impostato una campagna elettorale troppo incentrata sulla figura del suo leader, ma di questo si potrebbe accusare benissimo anche il centrosinistra che ha dato un forte contributo alla realizzazione di tale compagna “leader centrica”, cavalcando le onde del mare in burrasca alzate dalla stampa nazionale, sulla vita privata del Cavaliere e della sua ormai ex moglie.
Insomma una Campagna elettorale europeista priva di contenuti, ma ricca di tanti fatti all’italiana…una Commedia Sexy! Del resto l’Europa ha sempre l’ambizione di divenire una potenza mondiale, ma fino a quando l’Europarlamento si occuperà più di argomenti culinari come lo stabilire la quantità di burro di cacao nelle tavolette di cioccolata, oppure determinare i marchi di protezione o di origine dei prodotti tipici che poi vengono copiati in altre zone dell’emisfero terrestre, e rivenduti nei nostri paesi, o meglio ancora se la pizza dev’essere cotta nel forno elettrico e non in quello a legna. E sono cose importanti queste!
Chi da importanza a questo organo elettivo? Se poi le decisioni più importanti vengono prese da altri organi come la Commissione Europea. E poi siamo proprio sicuri che l’Europa è stata fatta? Perché a me sembra che gli inglesi continuano a guardare che succede dietro la Statua della Libertà, i francesi pensano più al loro nazionalismo e all’integrazione con chi proviene dalle loro ex colonie, noi ci occupiamo di gossip!
Qualcuno potrà obiettarmi che però l’Europa funziona dal punto di vista economico. Si? E perché in Germania, per un gioco elettorale, si è impedita la creazione di un grande polo industriale nel settore automobilistico.
Alla fine queste elezioni si riducono, come da 15 anni a questa parte, ad un referendum elettorale sul quoziente di simpatia nei confronti di Berlusconi. A questo punto si sarebbe potuto accorpare il referendum sul sistema elettorale. Avrebbe interessato sicuramente molto di più l’italiano votante.
Allora perché votare. Per mandare a Strasburgo gente che ci rappresenti e faccia i nostri interessi. Quello che conta, ancora oggi, è proprio l’interesse. Almeno fino a quando il concetto d’Europa non entrerà nelle coscienze degli europei.

giovedì 28 maggio 2009

DALLA RAGIONE ALL'ECCESSO


Tre secoli di storia, politica e cultura dell'uomo moderno

Questo libro intende essere un saggio a sfondo politico che ripercorre circa tre secoli di storia dell'uomo, dall'Illuminismo al mondo contemporaneo, nel qual percorso si evince una sorta di sconfitta della ragione e si auspica una via possibile da intraprendere per uscire dall'impasse in cui ci troviamo. Minacciati dalle religioni e dall'etica del denaro.

Il lavoro è diviso in quattro parti. Inizialmente vi è un excursus sui diritti dell’uomo, da cui si prende spunto per rivolgersi al percorso suddetto.
La prima parte scritta, evidenzia che nell’età dei lumi avviene la celebrazione dell'individuo, la difesa della sua dignità, l'avversione per il Medioevo.
Si crede in una rinascita antropologica, ma la si intende unicamente come riscatto operato dall'uomo per l'uomo. Inizia un distacco dalla religione, che fino a quel momento aveva caratterizzato la visione del mondo dominando l’individuo. Con l’Illuminismo inizia la ricerca della libertà dell’uomo da Dio. La visione nuova che ne viene fuori, permette di fondare i principi delle due correnti che hanno caratterizzato la storia politica e culturale dell’uomo fino ai giorni odierni, il Liberalismo ed il Socialismo.
La seconda parte vuole spiegare come la celebrazione dell’individuo, attraverso il Marxismo ed il Capitalismo, che hanno accresciuto la volontà di potenza e il desiderio di emergere dell’individuo stesso, abbiano dato vita ai totalitarismi, cavalcando la democrazia, considerata la migliore svolta politica della società.
La terza parte sottolinea un tentativo di rifondare la morale dell’uomo dopo l’era totalitaria, ma su di esso prendono il sopravvento ancora il Marxismo ed il Capitalismo. Così con il Sessantotto, avviene una rivoluzione di liberazione, dove si dà sfogo ad ogni tipo di libertà. Questa rivoluzione diventa un movimento culturale, che agisce, nel nome del Marxismo, ma nelle sue modalità permette la creazione del consumismo, punto cardine del Capitalismo.
La quarta ed ultima parte evidenzia l’eccesso che l’uomo ha raggiunto oggi. Dalla contestazione, si è passati alla tensione ed all’uccisione, nel nome degli ideali. Si è radicata l’etica del sangue. Parallelamente con il neoliberismo si è posto al centro del mercato non più l’individuo, ma il denaro. I nuovi ideali hanno cambiato la scala dei valori dell’uomo. Egli oggi è accecato dall’etica del guadagno e così perde i principi morali che fortificano l’uomo.
Una soluzione, che possa far riprendere quel percorso di valorizzazione dell’individuo iniziato circa tre secoli fa, io la individuo attraverso il liberalpositivismo. Con esso l’uomo è libero di ritrovare una morale propria senza l’ingerenza della Chiesa, e così potrà essere capace di trovare una forma positiva del Capitalismo utile a rivalutarlo come punto centrale del mercato globale. Inoltre deve essere libero di agire all’interno di un federalismo liberale che lo aiuti a porre in primo piano l’etica della responsabilità. Così si potranno sopraffare il sangue ed il denaro

lunedì 6 aprile 2009

PER L'EUROPA DEI POPOLARI, SI CORTEGGIANO I LIBERALI



Il progetto InCasinato

Più si avvicina la data delle elezioni europee, e più ci capisco poco, per l’infinità di accordi elettorali che si stanno stringendo in vista del superamento dello sbarramento del 4%.
Dopo la candidatura di Berlusconi, criticata da Franceschini, è arrivata quella di Di Pietro. I più moderati o quanto meno si dichiarano tali, s’incontrano al centro. Effettivamente, se ci faccio caso, trovo un universo variopinto di personaggi che ha fatto il salto di qualità. Da Fisichella, proveniente dalla destra nazionale, a Magdi Cristiano Allam, che scende in politica per difendere l’identità cristiana in Europa, poi trovo le grandi icone del passato come De Mita, Cirino Pomicino e Mastella, ballerini di tip tap che svolazzano qua e la tra i palcoscenici del teatro della politica italiana. Lo stesso Franceschini, pseudo leader della sinistra moderata, studia da comunista ma proviene dal centro, in quanto ex democristiano.
Casini, poi, lancia il Partito della Nazione, proponendosi vera alternativa per il futuro del paese, oltre la prospettiva bipartitica. Intanto, guardando all’Europa, punta, fra gli altri, ad imbarcare i liberali.
Un tempo esistevano le contrapposizioni ideologiche, oggi invece, sono sostituite da vere e proprie compravendite commerciali, secondo me. Mettendo in antitesi Italia ed Europa, mi chiedo se alla fine le elezioni europee siano una farsa. Che senso ha contrapporsi nella politica italiana, per poi condividere in Europa l’ingresso nel PPE. Ditemi se questo non è l’obbiettivo di quasi tutto l’attuale schieramento politico italiano.
In ultimo, mi chiedo che senso ha un’eventuale apparentamento dei liberali al centro, dove tra l’altro, la compravendita ci porterebbe a non avere nemmeno un simbolo visibile ed utile a farci riconoscere,ad ottenere qualche misera poltroncina da quattro soldi? Beh se è questo l’intento, non sarebbe più corretto correre insieme ai repubblicani e ai radicali! Si rischia una disfatta elettorale, è vero, ma almeno non vendiamo le nostre idee e sicuramente non ci mescoliamo in questa politica grottesca.
Elitari o coraggiosi? Io dico intelligenti.

martedì 24 marzo 2009

L'ITALIA UN PAESE POCO LIBERALE


Vizi e mali del nostro paese

Che l'Italia sia un paese dove regni la dittatura della burocrazia e perduri l'assedio al libero mercato, è spiegato nell'ultimo libro di Piero Ostellino dal nome "Lo Stato Canaglia" (Rizzoli).
Aggiungerei che, il nostro, è un paese dove tutti si ispirano alle istanze liberali, ma di fatto è un paese poco liberale.
Dall'estrazione storica si evince che l'Italia è una Repubblica nata culturalmente bigotta e politicamente illiberale.
La società è rimasta, nella sua struttura, chiusa, per via della formazione di varie caste, politica, sindacale, clericale e quant'altro. Imbastita, storicamente, da organicismo fascista, totalitarismo comunista e solidarismo cattolico. Una Repubblica di oligarchie presentata come una democrazia rappresentativa.
Nel 1948 si è dato vita ad un tipo di Costituzione che tutt'oggi identifica lo Stato al Parlamento e al Governo. La sua funzione ha avuto il compito di indirizzare le future politiche pubbliche italiane. Si è avuta quindi una costituzione programmatica che non ha permesso la creazione di uno Stato liberale, ma la formazione di un paese dove vige, ancor'oggi, la prevalenza della collettività sull'individuo.
Oggi, i due schieramenti principali del panorama politico italiano, mancano di un riformismo liberale, perchè entrambi accarezzano gli interessi organizzati.
Credo sia importante dare una ritoccata alla funzione della nostra Costituzione, e mi chiedo se sia giusto partire proprio dalla revisione del suo primo articolo modificandolo in " L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla Libertà e sul lavoro dell'individuo. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
Se la sovranità appartiene al popolo, allora ci si deve battere per l'eliminazione delle caste, ed i Liberali devono essere impegnati in prima linea.
La strada giusta per recuperare il consenso, può partire da qui

mercoledì 11 marzo 2009

LIBERALIZZAZIONE EDILIZIA PRIMO PASSO PER FEDERALISMO LIBERALE



Misura anticrisi?

L’annuncio del governo sul piano casa ha suscitato una pioggia di reazioni, del resto prevedibili. Ma per quante polemiche possano esserci, è evidente che gli italiani vivono in case ultra vecchie. Alcuni dati statistici sottolineano che un edificio su cinque è stato costruito circa un secolo fa. Se alle case ultra vecchie, aggiungiamo quelle semplicemente vecchie, la cifra diventa spropositata. Negli Stati Uniti a settant’anni le case già si demoliscono ed al loro posto si costruiscono altre nuove di zecca in pochi mesi. E’ possibile demolire , ma prima di farlo è necessario un progetto che renda la città più bella ed efficiente. Ma le amministrazioni comunali non sembrano avere mai avuto tale progettualità. Questo è quanto afferma Marco Romano, urbanista di primo livello. In effetti le nostre periferie sono, spesso, brutte ed inefficienti. Sarebbe opportuno, in molti casi, ricostruirle intervenendo con un ridisegnamento totale, altrimenti si corre il rischio di effettuare interventi inutili. Rivalutazioni di intere zone sono state fatte diverse volte nella storia, un pamphlet di Voltaire “Abbellimenti di Parigi”, nel Settecento, esortò l’amministrazione della Capitale francese a fare un piano regolatore che puntasse alla distruzione delle case vecchie per essere ricostruite secondo le linee guida iniziali. Considerando che in Italia l’ultimo a rivalutare l’edilizia è stato Mussolini, che a mio avviso si è comportato come gli altri in precedenza a lui, sventrando intere città per ricostruirle; mi chiedo se oggi, in pieno periodo di crisi, sia giusto liberalizzare l’edilizia. Secondo me ciò consentirebbe un potenziamento dell’individuo. Infatti la liberalizzazione di tal settore consentirebbe un crollo del mercato immobiliare per via dell’aumento di offerta delle case, quindi il cittadino avrebbe più possibilità di acquistare l’appartamento utile alla sua stabilità. Inoltre aumenterebbero i posti di lavoro, semplicemente se si pensa a tutto l’universo di attività lavorative che gira attorno al mercato edilizio. Accrescendo sensibilmente lo sviluppo delle pari opportunità degli individui in società. In ultimo, a mio avviso, si metterebbero alla prova le responsabilizzazioni delle amministrazioni comunali. Il Governo può solo guidare, fornendo strumenti ed agevolazioni fiscali. Poi i comuni devono darsi una mossa per risolvere il problema delle periferie rendendole più efficienti. Potrebbe essere una prima prova di federalismo liberale!